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“I soldi degli italiani: non si ferma la corsa alla liquidità” (COMUNICATO STAMPA)
“AIPB-Censis: Gli italiani e la ricchezza. Affidarsi al futuro, ripartire dalle infrastrutture”
AIPB - ASSOCIAZIONE ITALIANA PRIVATE BANKING
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Ricchezza

 

AIPB, Associazione Italiana Private Banking, e CENSIS hanno presentato, il 22 ottobre scorso, il 2° Rapporto su “Gli italiani e la ricchezza”.

Il Report segnala che la ricchezza finanziaria complessiva delle famiglie italiane alla fine del 2018 ammontava a 4.218 miliardi di euro, in calo dello 0,4% in termini reali rispetto al 2008.

Nella composizione del portafoglio di attività finanziarie prevale la voce “contante e depositi bancari”, con 1.390 miliardi di euro, pari al 33% del totale e in crescita del 13,7% rispetto a dieci anni prima.

Forte crescita anche delle riserve assicurative, pari al 23,7% del portafoglio, con un aumento del 44,6% in dieci anni. Crollano, invece, i titoli obbligazionari (che pesano per il 6,9% del portafoglio, mentre erano pari al 21% dieci anni fa) e le azioni (-12,4% dal 2008).

In questo quadro, sono 500.000 le famiglie italiane che detengono patrimoni finanziari superiori a mezzo milione di euro (circa il 2,5% delle famiglie). Ammonta a circa 850 miliardi il portafoglio di risparmi affidati al private banking.

Secondo il 76,8% degli italiani, contante, disponibilità sui conti correnti bancari e investimenti finanziari non devono essere tassati in misura maggiore rispetto alle risorse che vengono investite nell’economia reale.  Se l’economia reale vuole attirare risparmio deve rendersi allettante, e non per effetto di una tassazione aggiuntiva sulla liquidità.

Per gli italiani, l’investimento in infrastrutture è molto rischioso ma è strategico per il Paese.

Per il 50,7% bisogna investire nella messa in sicurezza del territorio contro frane, inondazioni e terremoti, per il 39,3% nelle energie alternative, per il 33,2% nella ristrutturazione di monumenti, chiese, siti archeologici, per il 22,5% nelle ferrovie e nei treni locali, per il 22% in collegamenti stradali e ferroviari fra il Tirreno e l’Adriatico, per il 20,8% nella connessione Internet veloce ovunque e per il 20% nei trasporti pubblici delle grandi città.

Proprio le ragioni che bloccano o rallentano i cantieri dissuadono gli italiani dall’investire negli strumenti di finanziamento delle infrastrutture. Anche tra i clienti del private banking, il 56,7% opta per altri investimenti dai rendimenti più sicuri e il 55,7% teme ritardi o blocchi delle opere. Nonostante tutto, il 35,3% investirebbe in infrastrutture.

STATISTICHE