Olivia S. MITCHELL, Justine HASTINGS
How Financial Literacy and Impatience Shape Retirement Wealth and Investment Behaviors
Pension Research Council Working Paper - PRC WP2018-10
The Wharton School
Educazione finanziaria, Previdenza

 

Le due ipotesi principali che cercano di spiegare perché, in linea generale, gli individui investano in previdenza integrativa o in altre forme di protezione sociale (sanitaria o assistenziale) al di sotto del livello ottimale prevedono  - da un lato -  che il livello di alfabetizzazione finanziaria sia scarso (e, di conseguenza, le decisioni in questa materia non siano sempre razionali)  e, dall’altro, che dal punto di vista dell’economia comportamentale gli individui siano portati a cercare una gratificazione immediata (espressa in termini di consumi o di risparmi nel breve-medio termine) piuttosto che a decidere di accantonare per il lungo termine.
Tale gratificazione immediata viene definita “impazienza”. In altre parole, esisterebbe un bias distorsivo che porta a sopravvalutare gli investimenti di breve-medio termine e a sottovalutare i rendimenti attesi degli accantonamenti sul lungo termine.

Lo studio qui presentato cerca di determinare, sulla base dei dati sperimentali relativi al Cile, quali di queste due ipotesi può essere considerata principale.

Nel lavoro, viene utilizzata l’indagine biennale sui risparmi delle famiglie nel Paese latinoamericano, in quanto il Cile presenta variabili socio-economiche del tutto assimilabili a quelle di un’economia avanzata e inoltre, nel 1981, ha trasformato il proprio sistema pensionistico obbligatorio in un sistema previdenziale nel quale i lavoratori possono decidere a quale fondo pensione devolvere i propri contributi.

Lo studio, inoltre, ha integrato l’indagine biennale sul risparmio delle famiglie cilene con alcune domande specifiche – rivolte a un panel di cittadini – relative al livello di educazione finanziaria, effettuando alcuni esperimenti per misurare il grado di “impazienza” e la capacità di elaborare strategie di scelte razionali in campo finanziario.

Emerge che l’“impazienza” costituisce una variabile fortemente correlata alle scelte in campo pensionistico e sanitario, determinando una sub-ottimalità delle scelte. Anche il livello di alfabetizzazione finanziaria risulta correlato, ma in misura meno rilevante ed è quindi da considerare un predittore più debole delle scelte finanziarie e previdenziali.

Secondo gli Autori, quindi, le politiche per migliorare il benessere dei cittadini dopo il pensionamento dovrebbero indirizzarsi non solo verso le  strategie di educazione finanziaria ma, ancor più,  all’intervento in alcuni aspetti del processo decisionale relativo a previdenza e sanità (ad esempio,  prevedendo la semplificazione dell’informazione relativa a costi e probabilità di rendimenti netti).
Si tratta di una conclusione particolarmente vera per le fasce di popolazione con i livelli più bassi di alfabetizzazione finanziaria.

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