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“Reddito, nuove generazioni in equilibrio precario” (29 ottobre 2018)
Reddito

 

Per la “Generazione X” e i “Millennials” italiani il sentiero di crescita del reddito è più deludente di quello dei propri genitori; un’inversione di rotta non può che far leva sull’istruzione, vero volano di innovazione. A questi temi è dedicato un articolo pubblicato nell’ultima edizione de “L’Atlante” di Prometeia.

Negli ultimi 40 anni, in Italia, chi ha beneficiato di più della crescita del reddito è stata la fascia di popolazione più anziana. All’estremo opposto, l’aumento è stato più modesto per i giovani. Negli anni più recenti, poi, la forbice si è ampliata: la crisi, infatti, ha impattato relativamente di più su chi sta entrando (o è entrato da poco) sul mercato del lavoro, rispetto agli over 64, i cui redditi, prevalentemente pensionistici, sono più svincolati dal ciclo economico.

La stessa analisi condotta per coorti mostra che il profilo dei redditi dei “Millenials” sembra avviato a una evoluzione meno favorevole rispetto a quella delle generazioni precedenti, specialmente rispetto ai baby boomers. Anche la “Generazione X”, partita su livelli simili a quelli dei propri genitori, ha visto aumentare il gap reddituale. Queste dinamiche si sono riflesse anche sulla distribuzione della ricchezza, cresciuta per i senior a ritmi più sostenuti di quelli medi.

Il progressivo depauperamento delle generazioni più giovani rispetto a quelle più anziane presenta criticità anche in considerazione delle prospettive demografiche, caratterizzate da una sempre maggiore incidenza degli over 64 in rapporto alla popolazione attiva. A ingessare ulteriormente il quadro contribuisce una mobilità sociale che in Italia è inferiore a quella delle principali economie avanzate, evidenziando una società in cui tanto il livello di istruzione quanto lo status economico degli individui è molto correlato a quello dei genitori.

Una strategia volta a favorire un’inversione di rotta non può che fare perno sull’istruzione.
La spesa per istruzione per studente, infine, è inferiore a quella dei nostri principali partner europei (Francia e Germania), con divari più ampi nei percorsi di studio più avanzati (secondario superiore, post secondario e terziario). Puntare sulle competenze – sottolinea Prometeia – non vuol dire solo accrescere il livello di istruzione della popolazione, ma anche aumentare la qualità dell’istruzione, affinché i percorsi formativi rafforzino davvero le abilità cognitive degli individui, mettendoli in condizione di sviluppare nuove idee. Solo così l’istruzione può rappresentare un volano efficace dell’innovazione e, quindi, della crescita economica.

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