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“Sharing risks, sharing rewards: Who should bear the risk in the sharing economy?”
Rischi emergenti, Sharing economy

 

La sharing economy, ovvero le attività economiche basate sulle nuove tecnologie e sulla condivisione di beni e servizi, è cresciuta esponenzialmente negli ultimi anni. Nel 2014 si stimava che essa rappresentasse un giro d’affari di circa 15 miliardi di dollari, nel 2025 si prevede che raggiunga i 335 miliardi.

La condivisione crea certamente nuove opportunità ma, nello stesso tempo, è fonte di nuovi rischi. Un recente report dei Lloyds analizza, sulla base dei risultati di un sondaggio(1), lo stato del settore e i relativi aspetti assicurativi.

Esiste un notevole potenziale di sviluppo della sharing economy: dall’indagine emerge, ad esempio, che quasi la metà dei partecipanti statunitensi non hanno mai usufruito di beni o servizi in modalità condivisa. Per contro, solo l’8% degli intervistati ha offerto in condivisione un bene o un servizio.

Nella sharing economy i clienti sono portati a considerare le piattaforme condivise (ad esempio, Uber o Airbnb) come i loro service provider e, di conseguenza, si aspettano che esse siano le dirette responsabili per la qualità del servizio ricevuto e dei rischi ad esso connessi.
Tuttavia, non è chiaro quale sia il soggetto che effettivamente deve gestire il rischio e prevenirlo. Si tratta, segnala il report, di uno dei maggiori ostacoli a una diffusione più capillare della sharing economy.

Una delle modalità per aumentare la diffusione dei servizi in questione è, ad esempio, prevedere qualche tipologia di garanzia assicurativa collegata alla condivisione.

A questo proposito, il 70% del campione intervistato ha dichiarato che utilizzerebbe con maggiore frequenza i servizi condivisi se con essi fosse fornita una copertura assicurativa. Un ottimismo analogo si riscontra dal lato dell’offerta, dove il 78% dichiara che potrebbe ampliare la platea dei propri clienti se ci fosse una assicurazione.

In sostanza, esiste un’evidente discrasia tra quello che i clienti ritengono di acquistare con i servizi di sharing (cioè, in linea di massima, anche qualche forma di copertura dei rischi) e quello che realmente acquistano. Ridurre la differenza tra percepito e reale potrebbe incentivare l’ulteriore sviluppo della sharing economy.

 

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(1) Il sondaggio è stato realizzato intervistando 5.000 consumatori residenti negli Stati Uniti, nel Regno Unito e in Cina e 30 rappresentanti di società attive nella sharing economy.

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