Andreas A. JOBST
“Credit Risk Dynamics of Infrastructure Investment: Considerations for Financial Regulators (Report Version)”
Infrastrutture, Regolamentazione

 

La regolamentazione prudenziale degli investimenti in infrastrutture svolge un ruolo importante nella creazione di un contesto favorevole per indirizzare le risorse di lungo termine raccolte dagli investitori istituzionali – come le compagnie di assicurazione - verso l’economia reale e uno sviluppo sostenibile.

I progetti infrastrutturali sono investimenti di tipo “asset-intensive” e generano flussi di cassa stabili e prevedibili nel lungo termine, con un livello di correlazione ridotta con altre categorie di asset; per questa ragione, essi rappresentano una destinazione naturale per strategie di investimento coerenti con le passività come quelle tipiche delle imprese di assicurazione.

L’esperienza storica in termini di tassi di default del debito infrastrutturale suggerisce un profilo del rischio di credito a “forma di gobba”, che converge verso il livello “investment grade” nel giro di pochi anni dopo l’emissione; si caratterizza, inoltre, per elevati tassi di recupero in caso di ritardi nei rimborsi.

Tuttavia, la buona performance delle infrastrutture quanto al rischio di credito – che si riscontra sia nelle economie sviluppate sia in quelle emergenti – non è riflessa, nella maggioranza dei regimi regolamentari, negli approcci standard applicabili al rischio di credito.

I requisiti patrimoniali si ridurrebbero significativamente nel caso di trattamento regolamentare differenziato del debito infrastrutturale come asset class separata, distinta dalle altre tipologie di debito. Analisi aggiuntive indicano che anche le banche beneficerebbero di una maggiore differenziazione, ma solo per orizzonti temporali più brevi, incoraggiando una più efficiente allocazione del capitale con lo spostamento dell’offerta di finanziamenti di lungo termine verso il settore assicurativo.

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