STATISTICHE
“Dati di 1179 Fondi e SICAV italiani (1984-2016)”
MBRES – UFFICIO STUDI MEDIOBANCA
http://www.mbres.it
Fondi comuni di investimento

 

La ricerca  pubblicata recentemente da Mediobanca copre il periodo 1984-2016 e riporta dati sui 1179 principali fondi e SICAV di diritto italiano: 687 fondi comuni aperti (il cui patrimonio al 31 Dicembre 2016 rappresentava il 99% di quello complessivo di tutti i fondi comuni aperti di diritto italiano operanti), 49 fondi riservati (99% del patrimonio), 54 fondi di fondi collegati (99% del patrimonio), 155 fondi di fondi non collegati (99% del patrimonio), 35 fondi speculativi (94% del patrimonio), 36 fondi pensione negoziali (99% del patrimonio), 41 fondi pensione aperti (99% del patrimonio), 25 fondi chiusi e 97 fondi immobiliari.

I dati riguardano il patrimonio netto, la raccolta netta, il risultato netto, gli utili e perdite su realizzi e rimborsi e da valutazione, gli oneri di gestione, la composizione e la variazione del portafoglio.

I principali risultati del report sono i seguenti:

  • raccolta netta ancora positiva: dopo 9 anni in rosso dal 2003 al 2012, le sottoscrizioni dei fondi Italiani hanno superato i riscatti per il quarto anno consecutivo, consolidando l’inversione di tendenza manifestata nei tre anni precedenti. Nel 2016 la raccolta netta è stata positiva per circa 8 miliardi di euro. Il ridimensionamento dell’industria (ora sedicesima nel contesto internazionale; era quarta nel 2004) si traduce in un’incidenza dei patrimoni gestiti sul PIL pari al 15%, contro il 42% nel 1999; l’Italia appare in forte controtendenza rispetto all’Europa, dove l’incidenza nello stesso periodo è salita dal 48% al 95%;
  • risultato positivo di gestione: nel 2016 i fondi hanno chiuso i loro conti con un utile al lordo di imposte di 5 miliardi di euro (su un patrimonio da gestire che, a inizio anno, era pari a 292 miliardi). Il rendimento netto medio del patrimonio è valutabile all’1,3%, che ha beneficiato maggiormente della performance dei fondi bilanciati (1,8%), azionari (1,6%) e obbligazionari (1,5%), come pure dei fondi pensione, sia negoziali (2,6%) che aperti (2,2%); i fondi flessibili si sono fermati allo 0,5%, con i fondi di mercato monetario lievemente negativi (0,2%);
  • modalità di gestione: i costi di gestione sono scesi all’1,2% del patrimonio (1,3% nel 2015), con la punta del 2,2% nel comparto azionario (più contenuta rispetto al massimo storico del 2015, in ogni caso tre volte e mezzo relativamente ai fondi USA). La rotazione del portafoglio (il cui completo rigiro avviene ogni 11 mesi), che si conferma elevata se confrontata con la media 2016 dei fondi azionari americani (di poco inferiore ai tre anni), si è peraltro riportata su livelli mai toccati nell’ultimo trentennio;
  • valutazione di lungo e medio periodo: i rendimenti in un’ottica di lungo periodo sono ancora insoddisfacenti; chi avesse investito in tutti i fondi comuni aperti italiani negli ultimi 33 anni avrebbe subìto, rispetto a un impiego annuale in BOT a 12 mesi, una perdita poco inferiore a una volta il patrimonio iniziale (aumentato nel periodo di sole 4,2 volte, contro le 5 dei BOT). Sulla base del tasso risk free, il frutto dei fondi aperti mette in evidenza una perdita di valore pari a circa 39 miliardi di euro nell’ultimo quindicennio, mentre negli otto anni successivi al 2008 si è creato un maggior valore per 14 miliardi;
  • nel 2017: secondo le statistiche ufficiali disponibili, nei primi tre mesi del 2017 vi è stata una prevalenza delle sottoscrizioni sui riscatti per 2,7 miliardi di euro nei fondi di diritto italiano. I fondi roundtrip (promossi all’estero da gestori italiani) hanno segnato un volume di raccolta netta pari a 3,2 miliardi. La performance degli italiani nel periodo è valutabile intorno al +0,9%.

 

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