STATISTICHE
“Indagine sul Risparmio e sulle scelte finanziarie degli italiani – 2016. Tassi bassi e volatilità, si ritorna al mattone”
Risparmio

L’edizione 2016 dell’ “Indagine sul Risparmio e sulle scelte finanziarie degli italiani”, svolta da Centro Einaudi e Intesa Sanpaolo, si è focalizzata sull’analisi delle scelte di investimento in condizione di tassi di interesse bassi o a zero.

Fra le evidenze dell’indagine vi sono le seguenti:

  • la percezione che la perdita di reddito disponibile a seguito della crisi finanziaria non sia stata ancora recuperata è molto diffusa: ne derivano stili di investimento molto prudenti. Inoltre, la quota delle famiglie del campione che dichiara un reddito insufficiente non si è ridotta, ma è stabile intorno al 17%;
     
  • nel volgere di pochi anni è cambiato l’assetto demografico, oltre che lo scenario economico. Quelli che erano baby-boomers con redditi alti e carriere mature sono via via usciti dalla vita lavorativa, lasciando spazio a generazioni più giovani ma con minori opportunità. Conseguentemente, nel 2016 si è stabilizzata l’incidenza dei risparmiatori (40%), mentre si è lievemente ridotta la quota di reddito risparmiata (9,6%): questi dati confermano il cosiddetto “smottamento economico” della classe media, che si accredita come un fenomeno strutturale che influenza la velocità media di ripresa anche in un quadro congiunturale migliorato;
     
  • il risparmio per i figli sopravanza quello per la casa, invertendo una gerarchia consolidata fino all’avvento della crisi;
     
  • il risparmio in chiave previdenziale rimane ancora su livelli molto bassi. Solo l’11% degli intervistati ha dichiarato di aver sottoscritto forme di previdenza integrativa. La percentuale è ancora più bassa fra le classi più giovani;
     
  • la difesa del capitale si conferma l’elemento più influente nelle scelte di investimento (58,2% degli intervistati, a fronte del 23,8% del 2011). Seguono altri criteri quali il rendimento (15%) e la liquidità (14%);
     
  • il risparmio gestito continua a crescere sulla spinta della maggiore complessità nelle scelte di investimento e della caduta di appetibilità delle forme di investimento diretto quali i titoli obbligazionari, a cominciare da quelli di Stato.

L’indagine 2016 è arricchita da una sezione volta a sondare i comportamenti di investimento in un clima di deflazione e di interessi nulli o minimali, con particolare riguardo alla propensione al passaggio dagli investimenti finanziari a quelli reali, come le case.

Su questo tema, le risposte degli intervistati si sono concentrate su due opzioni: la scelta della liquidità (32%) e la scelta dell’investimento immobiliare (29%). La prima sarebbe determinata dall’intenzione di non perdere né guadagnare denaro con investimenti più rischiosi e dall’aspettativa che i tassi a zero prima o poi finiranno. La seconda, invece, sarebbe determinata non solo da variabili economiche, ma anche da bisogni abitativi rimasti irrisolti. L’elemento differenziale fra i due gruppi di investitori rimangono il livello di reddito e il possesso di risparmi accantonati e congrui da destinare a investimento.

L’opportunità dell’acquisto immobiliare come soluzione di puro investimento non riscuote grande successo. La maggioranza degli intervistati non considera particolarmente vantaggioso, soprattutto per l’impatto fiscale, né l’acquisto della seconda casa né l’investimento in immobili da destinare a locazione.

L’indagine, realizzata da Centro Einaudi e Intesa Sanpaolo, si basa su interviste effettuate da Doxa fra gennaio e febbraio 2016 a un campione di 1.011 famiglie, detentrici di conto corrente bancario e/o postale, rappresentativo per classi di età, professioni, titolo di studio e zone geografiche.

 

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