Annica COCHU, Carsten GLENTING, Dominic HOGG, Ivo GEORGIEV, Julija SKOLINA, Frederik EISINGER, Malene JESPERSEN, Rainer AGSTER, Steven FAWKES, Tanzir CHOWDHURY
“Study on the potential of green bond finance for resource-efficient investments” (Nov. 2016)
EUROPEAN COMMISSION - Directorate-General for ENVIRONMENT
http://ec.europa.eu/environment/
Finanza, Ambiente

 

La Commissione europea (Direzione Generale per l’Ambiente) ha dedicato un recente report ai “green bonds” (1), all’analisi del loro sviluppo(2) e al funzionamento del mercato ad essi correlato, ponendo un focus specifico sulla loro capacità di sostenere gli investimenti caratterizzati da resource efficiency.

Il report pone in evidenza gli ostacoli che ancora rallentano lo sviluppo di tali strumenti finanziari in alcuni Paesi(3)  e identifica diverse misure la cui realizzazione – unita all’adozione di good practices – ne permetterebbe il superamento (in ambito europeo, ad esempio, la realizzazione di un  “European Green Bonds Standard”).

Sotto il profilo regolamentare, inoltre, il documento della Commissione valuta la fattibilità (e i prevedibili impatti) di specifiche opzioni di standardizzazione con riguardo alla liquidità e alla consistenza del mercato. Da ultimo, vengono presentate una serie di “raccomandazioni” all’indirizzo dell’Unione europea e degli Stati membri.

Il report indica che il mercato dei green bond ha fornito finanziamenti a green projects nell’ambito delle energie rinnovabili (45,8% del totale delle emissioni, su scala mondiale, per il 2015), dell’efficiency energetica (19,6%), dei trasporti a bassa emissione di carbonio (13,4%), dell’utilizzo sostenibile delle risorse idriche (9,3%) e, infine, della gestione dei rifiuti e delle sostanze inquinanti (5,6%).

Secondo il report, la domanda di green bonds è cresciuta in misura esponenziale grazie ai fondi pensione e alle imprese assicuratrici, che ne hanno fatto strumento di diversificazione per i propri portafogli.

L’analisi è supportata da una serie di case studies, che coinvolgono anche Paesi non appartenenti all’Unione europea (Bulgaria, Francia, Germania, Italia, Regno Unito, Norvegia, Stati Uniti, Messico, Cina).
 

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 (1) Si tratta di titoli obbligazionari emessi per finanziare progetti in campo ambientale e sociale: centrali eoliche, iniziative legate alla prevenzione e al controllo dell’inquinamento, all’utilizzo sostenibile delle risorse idriche o all’edilizia eco-compatibile.

 (2) Le prime emissioni di green bonds  risalgono al 2007-2008; attualmente, il trend è in aumento e – secondo il documento della Commissione –  il totale globalmente emesso nel 2015 è stato pari a 41,8 miliardi di dollari. Le stime 2016 indicano invece un valore complessivo di 65,4 miliardi (a novembre 2016), che potrebbe salire fino a 100 miliardi di dollari alla fine dell’anno (in buona parte, grazie ad emittenti cinesi).
Nonostante il rapido sviluppo, tuttavia, il mercato mondiale dei green bonds rappresenta ancora una quota minima (0,13%) del mercato obbligazionario nel suo complesso.

(3) Essenzialmente, si tratta della mancanza di un framework ad hoc e di un’adeguata programmazione, come pure di gaps sul piano dell’informativa, della market knowledge e del profilo di rischio.

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